Dry needling: cos’è, come funziona e cosa dice la ricerca scientifica su dolore muscolare e tendinopatie

 
 

 - Dolore muscolare che non passa: cos’è il dry needling e come funziona
Un dolore muscolare che persiste nel tempo non è sempre una semplice contrattura. Quando il fastidio continua nonostante il riposo, la fisioterapia tradizionale o una terapia farmacologica specifica, può essere presente un’alterazione più profonda del tessuto muscolare o tendineo.
Negli ultimi anni il dry needling si è affermato nel mondo come una delle tecniche utilizzate nella gestione del dolore muscolo-scheletrico, in particolare nei casi di trigger point e tendinopatie croniche. Le evidenze scientifiche in questo caso sono molteplici. 
Questa tecnica si basa sull’inserimento di sottilissimi aghi direttamente nei punti muscolari doloro si, appunto i trigger point, con l’obiettivo di stimolare la contrazione e il rilassamento del muscolo interessato. A differenza dell’agopuntura tradizionale, il dry needling agisce principalmente a livello biomeccanico e neuromuscolare, favorendo la riduzione della tensione locale, il miglioramento del flusso sanguigno e di conseguenza la modulazione del dolore. 
Ma facciamo un passo indietro: cos’è il dry needling e in che modo può contribuire alla riduzione del dolore e della rigidità?

 - Cos’è il dry needling
Il dry needling, chiamato anche “aghettamento a secco”, è una procedura mini-invasiva che prevede l’inserimento di aghi sottili e sterili nel muscolo o nel tendine, senza iniezione di farmaci di alcun tipo. Il termine “dry”, infatti, sta ad indicare proprio l’assenza di sostanze iniettate. L’effetto terapeutico deriva esclusivamente dalla stimolazione meccanica del tessuto.
La tecnica, nata negli anni ‘70 negli Stati Uniti, viene utilizzata per trattare quelli che vengono chiamati “trigger point”, ovvero aree circoscritte di ipercontrattura muscolare che possono essere responsabili di sintomi come:
● dolore locale;
● dolore irradiato;
● rigidità;
● limitazione del movimento.

Negli ultimi anni, l’utilizzo del dry needling si è esteso anche alle patologie tendinee croniche, dove il meccanismo d’azione è differente rispetto al trattamento muscolare.

 - Differenze tra dry needling e agopuntura tradizionale
Sebbene entrambe queste tecniche utilizzino aghi sottili, il dry needling è mirato ai trigger point muscolari e si basa su principi biomeccanici e neuromuscolari con l’obiettivo di ridurre dolore, tensione e rigidità. 

L’agopuntura, invece, è una pratica che fa parte della medicina tradizionale cinese che stimola punti specifici lungo i meridiani energetici per riequilibrare il flusso di energia e promuovere il benessere generale. 

 - Cosa sono i trigger point e perché causano dolore
I trigger point sono zone di tensione aumentata all’interno di una banda muscolare. Possono svilupparsi a seguito di sovraccarico funzionale, posture scorrette mantenute a lungo, traumi o micro-traumi ripetuti.
Dal punto di vista clinico si associano spesso a dolore alla pressione e a una riduzione della mobilità. A seconda della gravità della situazione e della zona interessata il dolore può essere localizzato oppure irradiarsi in aree vicine. Quando la condizione diventa cronica, il tessuto muscolare può mantenere uno stato di attivazione persistente del dolore. 

 - Come funziona il dry needling nel muscolo
Per comprendere come funziona il dry needling è utile osservare cosa accade durante la seduta dallo specialista.
L’ago viene inserito nel trigger point individuato durante la valutazione clinica. La stimolazione può provocare una breve contrazione involontaria del muscolo, chiamata “local twitch response”.

Dal punto di vista fisiologico, il trattamento:
modula l’attività delle fibre nervose coinvolte nella trasmissione del dolore;
● favorisce una migliore ossigenazione del tessuto;
● contribuisce alla normalizzazione del tono muscolare;
interrompe il circuito del dolore miofasciale.

Il risultato è una riduzione della tensione e un miglioramento della funzionalità dell’area trattata.

 - Come funziona il dry needling nelle tendinopatie
Abbiamo già accennato al fatto che negli ultimi anni questa tecnica viene utilizzata anche nelle tendinopatie croniche. 
Ma quando il dolore riguarda un tendine, il meccanismo è diverso. In questi casi il tessuto può andare incontro a degenerazione e perdita di capacità di risposta biologica. In questo contesto il dry needling agisce stimolando i processi di riparazione.

L’inserimento ripetuto dell’ago crea un micro-trauma controllato nel tessuto degenerato. Questo stimolo riattiva una risposta infiammatoria acuta e favorisce:
● neovascolarizzazione;
● rilascio di fattori di crescita;
● attivazione dei fibroblasti;
● produzione di nuovo collagene.

È necessario sottolineare che il dry needling non sostituisce l’esercizio terapeutico. Nelle tendinopatie viene utilizzato per ridurre il dolore e consentire l’esecuzione di programmi di carico progressivo, fondamentali per il recupero funzionale.

 - Cosa dice la ricerca scientifica
Negli ultimi anni diversi studi hanno analizzato l’efficacia del dry needling nel trattamento del dolore muscolo-scheletrico.
Un’analisi pubblicata nel 2017 ha evidenziato che il dry needling può ridurre il dolore e aumentare la tolleranza alla pressione nei pazienti con sindrome miofasciale, soprattutto nel breve termine (Gattie et al., 2017, Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy).
E ancora un trial clinico randomizzato su pazienti con dolore cervicale cronico ha mostrato che il dry needling associato a terapia manuale può ridurre significativamente dolore e disabilità rispetto a un trattamento placebo (Dunning et al., 2020, Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy).
Per quanto riguarda le tendinopatie, una revisione sistematica recente ha evidenziato che il dry needling può produrre miglioramenti significativi nel dolore e nella funzione, con risultati comparabili ad altre terapie conservative (Hall et al., 2023, Physical Therapy in Sport).
Un’ulteriore revisione sistematica ha sottolineato che l’associazione tra dry needling ed esercizio terapeutico può determinare benefici superiori rispetto all’esercizio isolato in alcune tendinopatie (Krey et al., 2022, Clinical Rehabilitation).
Nel complesso, la letteratura suggerisce che il dry needling può rappresentare uno strumento utile nella gestione del dolore muscolo-scheletrico, soprattutto se inserito in un piano terapeutico strutturato. Rimane tuttavia importante valutare caso per caso indicazioni, benefici attesi e possibili limiti.

 - In quali casi può essere indicato
Il dry needling può essere preso in considerazione in presenza di:
● dolore muscolare persistente;
● epicondilite laterale;
● tendinopatia achillea;
● tendinopatia rotulea;
● fascite plantare;
● sindromi miofasciali con trigger point attivi.

La scelta terapeutica deriva sempre comunque da una valutazione clinica accurata.

 - Quante sedute servono?
Il numero di sedute di dry needling può variare notevolmente in base alla condizione del paziente, all’intensità del dolore e alla valutazione dello specialista. Non esiste un numero di sedute valido per tutti: alcuni pazienti possono trarre beneficio già dopo poche sedute, mentre altri potrebbero necessitare di un percorso più lungo integrato con altre terapie fisioterapiche. È sempre consigliato rivolgersi a un professionista sanitario qualificato per definire il piano più adatto alle proprie esigenze.

 - Dolore e tempi di effetto
Durante il trattamento è normale percepire leggeri fastidi locali, simili a punture o tensione muscolare, che solitamente sono temporanei e transitori. L’effetto sulla riduzione del dolore o sul miglioramento della mobilità può manifestarsi in tempi diversi da persona a persona, a seconda della condizione trattata. Per indicazioni personalizzate su durata e risultati attesi, è fondamentale consultare il proprio medico o fisioterapista.

 - Controindicazioni e sicurezza del dry needling
Il dry needling è generalmente sicuro se praticato da professionisti sanitari qualificati, come fisioterapisti o medici, con formazione specifica. Esistono comunque alcune controindicazioni da tenere in considerazione: 
● a livello locale, non è indicato in presenza di infezioni cutanee, ematomi acuti o protesi/mezzi di sintesi nella zona da trattare; 
● a livello sistemico, occorre prestare attenzione in caso di gravidanza, fobia degli aghi, disturbi della coagulazione o uso di anticoagulanti pesanti. 

Dopo il trattamento, è normale percepire un indolenzimento muscolare locale per 24-48 ore, simile a quello che si prova dopo un allenamento intenso.

 - Il dry needling alla Casa di Cura Madre Fortunata Toniolo a Bologna
Da gennaio 2026, il dry needling è stato introdotto nella Casa di Cura Madre Fortunata Toniolo di Bologna nell’ambito dell’attività clinica del dottor Stefano Galletti, specializzato in radiodiagnostica ed ecografia scheletrica. 
La procedura si integra nei percorsi riabilitativi già presenti nella struttura e viene proposta dopo un inquadramento clinico completo. L’obiettivo è ridurre il dolore persistente, migliorare la funzionalità e facilitare il recupero attraverso un programma personalizzato.
 

Fonti
● Gattie E., Cleland J.A., Snodgrass S., 2017, The Effectiveness of Trigger Point Dry Needling for Musculoskeletal Conditions: A Systematic Review and Meta-analysis, Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28158962/
● Dunning J., Butts R., Mourad F., et al., 2020, Dry Needling Combined With Manual Therapy for Neck Pain: A Randomized Clinical Trial, Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32202124/
● Hall M., et al., 2023, Dry needling for tendinopathy: a systematic review, Physical Therapy in Sport.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36775507/
● Krey D., et al., 2022, The effectiveness of dry needling combined with exercise for tendinopathy: systematic review, Clinical Rehabilitation.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35508307/
● Documento: “Dry Needling” del Dott. Galletti

Casa di Cura Madre Fortunata Toniolo del Pio
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